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C.I.D.A

 

 

AMELIA EARHART E IL PREZZO DEL CORAGGIO
Verona, mercoledì 5 febbraio 2006

(Riassunto a cura di Stefania Marchesini)



Il 5 Febbraio 2006 l’astrologa Maria Grazia La Rosa ha tenuto, presso la sala Elisabetta Lodi di Verona, una conferenza sulla famosa aviatrice americana Amelia Earhart.

La relatrice inizia la conferenza con una citazione tratta dagli scritti di Amelia Earhart al marito sul tema del coraggio: “Il coraggio è il prezzo che la vita esige per garantire la pace interiore. L’anima che non sa questo, non sa liberarsi dalle piccole cose, non conosce la livida solitudine della paura, né l’altezza della montagna, da dove si prova l’amaro piacere di ascoltare il rumore delle ali. Come può la vita garantirci il dono di vivere, di ricompensarci dalle deprimenti abiezioni e dai grandi odi se non assecondiamo l’imperativo dell’anima? Ogni volta che facciamo una scelta, la paghiamo con il coraggio di guardare un brutto giorno e di considerarlo bello.”.
Amelia visse nel periodo immediatamente successivo alla grande depressione americana, in un momento in cui le donne iniziavano a rivendicare le proprie libertà sia a livello civile sia nella vita sociale: Amelia avrebbe bruciato tutte le tappe dell’emancipazione femminile, diventando una delle più famose aviatrici di tutti i tempi e compiendo imprese che, per i suoi tempi, sarebbero state eccezionali persino per un uomo.
Nasce il 24 Luglio 1897, alle ore 23.30, nel Kansas; suo nonno era uno dei cittadini più in vista della città e sua madre scelse per partorirla la tranquillità della casa dei genitori, poiché aveva subito un precedente aborto, mentre il padre rimase a Kansas City a curare la sua professione di avvocato. Alla sua nascita, seguì quella della sorella due anni più tardi e le due bambine godettero inizialmente di una vita agiata, circondate da ogni comfort, frequentando le migliori scuole private. La serenità famigliare venne però turbata dalla dipendenza del padre dall’alcool, che gli causò il licenziamento: egli fu dunque costretto ad accettare un lavoro da dipendente presso una linea ferroviaria. Nel 1905 i genitori si trasferirono nell’Ohio, dove le figlie, che nel frattempo erano rimaste presso i nonni materni, li raggiunsero nel 1908. Le due sorelle non riuscivano però a frequentare alcuna scuola con assiduità, pur amando molto la lettura e l’esercizio di sport quali il tennis o il basket. Inizialmente le condizioni di vita della famiglia rimasero piuttosto agiate, nel 1914, in seguito all’ennesimo licenziamento del padre, si giunse al tracollo finanziario e la madre si trasferì con le figlie a Chicago. Qui la donna tentò in ogni modo di farle studiare, poiché Amelia voleva in un primo momento frequentare il College, ma in lei avvenne un cambiamento allorché vide per strada alcuni feriti reduci dalla guerra: decise allora di diventare infermiera e praticò la professione come volontaria in un ospedale militare in Canada fino all’armistizio del Novembre del 1918. Nel ’20 decise di raggiungere i genitori, che nel frattempo si erano riappacificati, in California e qui avvenne l’evento che segnò tutta la sua vita. Suo padre, infatti, la portò, pochi mesi dopo, ad un raduno aereo a Long Beach. Qui Amelia salì per la prima volta su un biplano e volò, al costo di un dollaro, per dieci minuti sopra Los Angeles e proprio in quel momento decise d’imparare a volare. Iniziò allora a fare lavoretti d’ogni tipo per frequentare le lezioni di volo e per coronare il suo sogno di acquistare un aereo, cosa che riuscì a fare l’anno seguente, anche grazie all’aiuto della madre. Divenne la proprietaria di un biplano usato a due posti, che chiamò “canarino” per il suo colore giallo luminoso. Con quest’aereo stabilì il suo primo record femminile salendo ad un’altitudine di 14.000 piedi. Successivamente fu costretta da motivi familiari a rimanere per un periodo lontana dal volo e a vendere il suo “canarino” per comprare un’automobile, che le sarebbe servita per trasferirsi, insieme alla madre, nella nuova casa di Boston. Nel ’26, dopo aver trovato lavoro come assistente sociale per l’infanzia, si riavvicinò al mondo del volo e si iscrisse alla Società aeronautica Nazionale, investendo i pochi risparmi che aveva in una società che avrebbe costruito un piccolo aeroporto. Durante quel periodo trasse il massimo vantaggio dalle circostanze: promosse voli in particolare per le donne, attirando quindi tutte le attenzioni dei mass media. Il “Globe“le dedicò addirittura la prima pagina, definendola uno dei migliori piloti donna degli Stati Uniti.
Nel 1928 la sua vita ebbe una svolta, poiché il capitano Railey le propose di essere la prima donna ad attraversare in volo l’Atlantico. Railey era stato incaricato di portare la richiesta dal famoso editore newyorkese George Putnam, che voleva trovare una donna che accettasse di compiere la trasvolata. Fu proprio in quest’occasione che Railey soprannominò Amelia “Lady Lindy”, per la sua incredibile somiglianza con il famoso aviatore Charles Lindbergh. La settimana seguente Amelia incontrò Putnam a New York: egli rimase particolarmente impressionato da lei e capì di aver trovato la donna che stava cercando per compiere l’impresa transoceanica. Lei accettò, dicendo però che sarebbe stata solo una passeggera, poiché riteneva di non aver ancora maturato sufficiente esperienza nella guida degli aerei plurimotori. Ciò nonostante, le venne attribuito il ruolo di comandante di volo e le furono affiancati piloti più esperti per la conduzione del velivolo. Il 3 Giugno del 1928 l’aereo decollò dalla Nuova Scozia, ma le condizioni atmosferiche avverse costrinsero l’equipaggio ad un atterraggio d’emergenza. L’impresa era in ogni caso un successo ed Amelia ricevette tutte le attenzioni della stampa , nonché le congratulazioni del Presidente degli Stati Uniti. Divenne molto richiesta tanto nel Regno Unito quanto in America, cominciando ad apparire sempre più spesso sui giornali di tutto il paese, grazie anche alla presenza accanto a lei di Putnam. Tra i due nacque nel frattempo un relazione adulterina, poiché l’editore era sposato, che diede ulteriore motivo di pettegolezzi alla stampa scandalistica. Nel Settembre del ’28 Amelia intraprese il suo primo volo da sola attraversando gli Stati Uniti dalla costa atlantica a quella pacifica ed in seguito tenne alcune conferenze a New York, organizzate da Putnam per il lancio del libro che stava scrivendo sulla traversata fatta, il cui titolo era “Venti ore e quaranta minuti”. Le industrie aeree cercavano all’epoca un modo per migliorare la propria immagine e nominarono Amelia assistente del General Traffic Manager di una famosa compagnia aerea, con il compito di attrarre le donne come passeggere. Nel ’29 organizzò un’esibizione aerea per sole donne da Los Angeles a Cleveland e nello stesso anno Putnam divorziò dalla moglie. Amelia continuava a superare record femminili ed iniziò a scrivere articoli per la rivista “Cosmopolitan”. Nel ’31 sposò Putnam, che, nel frattempo, aveva divorziato dalla moglie ed insieme decisero che Amelia avrebbe attraversato l’Atlantico da sola, prima che qualche altra donna si cimentasse nell’impresa e oscurasse il suo nome. Fino ad allora solamente Lindbergh aveva compiuto questa impresa. La giovane aviatrice non avrebbe però seguito la rotta del celebre predecessore, sarebbe invece partita da Terranova verso le Isole Britanniche ed il 20 Maggio del ’32 iniziò la sua traversata atlantica. Atterrò fuori rotta in un campo dell’Irlanda del Nord, battendo, grazie a questo volo, numerosi record: era stata la prima donna ad attraversare da sola l’Atlantico e la sola persona ad averlo fatto due volte, aveva coperto la maggiore distanza senza fermate mai percorsa da una donna ed aveva stabilito il primato della traversata in minor tempo. Putnam la raggiunse a Londra ed insieme trascorsero diverse settimane girando l’Europa. Al ritorno, il Presidente Hoover consegnò ad Amelia la medaglia d’oro della National Geographic Society, ella ricevette inoltre le chiavi di numerose città americane e fu eletta donna dell’anno. Nell’autunno del ’34 decise quella che sarebbe stata la sua prossima impresa: una traversata sul Pacifico, dalle isole Hawai alla California ed infine a Washington. Dieci piloti avevano già perso la vita tentando la stessa impresa. Decollò nel ‘35 dalle Hawai per atterrare a Oakland in California e anche questa volta, il Presidente in carica, Roosevelt, le inviò le sue congratulazioni, dichiarando che aveva dimostrato che l’aeronautica non era più una disciplina che potesse essere riservata solo agli uomini. Successivamente Amelia iniziò ad elaborare un progetto per la realizzazione di un volo intorno al mondo. L’impresa le avrebbe dato altri due primati: sarebbe stata l’unica donna ad aver mai realizzato un volo simile e la sola persona ad aver percorso la più lunga distanza possibile. La prima tratta del viaggio prevedeva un percorso da Oakland alle isole Hawai, ma durante il decollo fu costretta a rientrare per problemi all’aereo. Riaffrontò l’impresa insieme al suo navigatore il primo giugno del 1937, a quasi 40 anni, per iniziare una traversata di 29000 miglia che l’avrebbe portata nell’America Latina, in Africa e in India. I due passarono da Calcutta e proseguirono per Bangkok , Singapore e Java. Durante la fermata di dieci giorni che furono costretti a fare a causa dei Monsoni, Amelia iniziò a soffrire di alcuni disturbi fisici, ma il volo proseguì: il 27 di Giugno arrivarono in Australia e il 29 in Nuova Guinea. Avevano percorso 22000 miglia, ne mancavano solo 7000 per terminare il viaggio. Tutto il peso eccedente fu scaricato dal velivolo per far posto al maggior quantitativo possibile di carburante; erano ormai in prossimità della costa di Honolulu dov’era la guardia costiera con la quale erano in contatto. Contrariamente alle previsioni, il tempo non era sereno. Il navigatore ebbe qualche difficoltà ed Amelia, alle 19.30 ebbe l’ultimo contatto radio, in cui dichiarava di non riuscire a vedere la terra, come invece avrebbe dovuto e che il carburante stava per finire. L’aereo si era perso e precipitò in mare. La notizia fece presto il giro del mondo, Roosevelt autorizzò le ricerche con l’aiuto di nove navi e sei aerei per un costo di quattro milioni di dollari, ma il 18 Luglio le spedizioni furono interrotte e anche il marito, che aveva seguitato a cercare con i propri mezzi per qualche tempo, si rassegnò infine all’idea che non l’avrebbe trovata viva. Né i corpi dei piloti, né i resti dell’aereo furono mai trovati e la cosa diede origine a numerose leggende. Furono organizzate numerose spedizioni per ritrovare i rottami, l’ultima delle quali, nel 2003, ma tutte fallirono.
Su Amelia Earhart nacquero molte leggende e nel ’64 fu girato addirittura un film ispirato alla sua figura, interpretato da Diane Keaton. Sarà ricordata per il suo coraggio e per le rivendicazioni a favore delle donne; in una lettera al marito scrisse: “ Sappi che sono consapevole dei rischi che corro. Se lo faccio, è perché voglio farlo: le donne devono provare a fare ciò che fanno gli uomini e quando falliscono, il loro fallimento deve essere una sfida per le altre.“

 

Amelia Earhart presenta il Sole in Leone, l’Ascendente in Toro e la Luna in Gemelli.Gli elementi predominanti nel suo tema natale sono l’Aria e il Fuoco, il che ci riporta subito alla sua passione per il volo, unita all’intelligenza e all’entusiasmo che metteva nelle sue imprese. Il MC è in Capricorno, unico segno cardinale della sua carta natale, che ci chiarifica quanto fosse alta l’ambizione che la spingeva e quanto intenso il coinvolgimento verso le sfide esterne. Il modello planetario è un ventaglio, il cui manico è composto dalla congiunzione tra Urano e Saturno; il pianeta guida è la Luna, che inizia il ventaglio e che fa subito pensare all’immagine femminile valorizzata dalle imprese della Earhart. La parola chiave di questo modello è “pragmatismo”. Il manico basso, ancora più di quello alto, predispone al comando e simboleggia una personalità carismatica, tendente a realizzarsi verso l’esterno e a dover sempre dimostrare il proprio valore. La fonte che la donna utilizzerà per realizzare i propri obiettivi è la congiunzione tra Saturno ed Urano del manico, che rispecchia la volontà di scardinare ciò che è vecchio per volgersi verso il nuovo, di sperimentare e di prefiggersi allo stesso tempo scopi elevati.
I pianeti si presentano piuttosto concentrati verso est, il che indica la profonda fiducia che l’aviatrice riponeva in se stessa. C’è un importante stellium in Gemelli in seconda casa, composto da Venere, che è la dominante di esso e da Luna, Plutone e Nettuno. Tale concentrazione di pianeti in Gemelli le conferisce una notevole propensione alle comunicazioni, anche scritte e un rapporto intenso con i mass media. Poiché la seconda casa porta tra i suoi significati quello della valorizzazione della propria immagine, troviamo in questa donna una fortissima tendenza a guardare se stessa come un prodotto da imporre alla visione altrui, nonché come un bene materiale, che lei di certo seppe valorizzare in modo molto proficuo, trasformandola in fonte di reddito. Siccome lo stellium tende a riversarsi nel segno opposto, che agisce come una sorta di calamita, in questo caso troviamo nella Earhart la realizzazione dello spirito d’avventura del Sagittario.
L’Ascendente in Toro palesa come per lei la sicurezza economica fosse particolarmente importante e la sua Venere in seconda casa, la spingerà ad amare persone ricche, come George Putnam, che le possano garantire le condizioni di vita desiderate e che siano soprattutto in grado di finanziare le sue imprese.
La presenza del Sole in Leone in IV casa contribuisce a spiegare la grande popolarità che l’aviatrice ebbe in patria. Inoltre, il luminare forma un trigono largo con Saturno ed Urano che, pur coinvolgendo segni non compatibili tra loro, il Leone e lo Scorpione, è di notevole importanza nel rispecchiare la sua capacità di dar forma alle idee e di renderle costruttive, nonché la forte autodisciplina e la grande ambizione. L’aspetto del coraggio, che dà il titolo alla conferenza, è simboleggiato da Marte congiunto a Giove in Vergine in quinta casa: l’unione dei due pianeti le conferisce la sua tipica energia, l’entusiasmo con cui era solita affrontare le sue difficili imprese e la tendenza a sfidare senza alcuna paura i pericoli che queste comportavano. La congiunzione tra Marte e Giove è un aspetto molto dinamico e conferisce un’ottima combinazione di resistenza fisica e risorse mentali e la loro posizione nel segno della Vergine, ci indica come i suoi viaggi fossero preparati in maniera scrupolosa fin nei minimi dettagli. Il fatto che la congiunzione sia cosignificante della quinta casa (Leone) fa pensare che fosse presente anche un certo sprezzo del pericolo.
I Nodi lunari si sviluppano tra la IV e la X casa: il Nodo Nord in decima simboleggia la presenza di una missione particolare da compiere, che passa attraverso la realizzazione sia professionale sia personale, intrecciata fortemente con l’aspetto pubblico della vita.Voleva fare qualcosa che fosse ricordato e, allo stesso tempo, rimanere lei stessa indelebile nella memoria umana. Inoltre il Nodo Nord è in Acquario, quindi tale compito era da lei considerato come una sorta di missione sociale, pur emergendo la necessità di porsi al centro dell’attenzione, in quanto il Nodo Sud che è in Leone, porta anche un forte senso di protagonismo. La presenza di Urano, governatore dell’Acquario e rappresentante, tra le altre cose, dell’attrattiva per gli aerei, in VII casa, ci indica come Amelia avesse, in un certo senso, “sposato” il volo. Il Sole è congiunto al Nodo Sud; il che ci mostra quanto per lei fossero importanti le figure maschili: il padre innanzitutto, che per primo la portò al raduno aereo e le fece conoscere il mondo dell’aeronautica ed il marito, suo principale supporto psicologico e finanziario. La Luna Nera è in I casa in Toro ed è opposta a Saturno ed Urano, quindi il denaro era da lei inteso come strumento di potere, ma la posizione della Luna Nera ci indica anche il rimpianto di non aver avuto condizioni economiche floride, mancanza per la quale cercava una compensazione attraverso le sue imprese. Poiché la I casa rispecchia anche le condizioni della nascita, la presenza di Lilith in questa sede ci dice come essa sia stata difficoltosa, a causa della lontananza tra i genitori e della conseguente preoccupazione della madre. La Luna e Plutone, in seconda casa, in quadratura a Marte e Giove simboleggiano ulteriormente le difficoltà finanziarie di cui si accennava sopra e l’insicurezza a ciò legata, che lei si trascinerà per tutta la vita.

 

Prendendo in esame i transiti del giorno in cui morì, si nota immediatamente che Plutone, che simboleggia la morte avvolta nel mistero, transitava congiunto al Sole, in IV casa. La Luna, Venere, Nettuno e Plutone, ovvero tutto lo stellium di nascita, erano in quadratura a Nettuno di transito, il che fa subito pensare alla morte che trovò in mare. Urano di transito si dirigeva all’epoca verso l’opposizione ad Urano e Saturno radix e poichè Urano rappresenta la potenza della vita e Saturno è il pianeta che mette in forma questa potenza, l’opposizione destabilizza tutto ciò fino al punto di rottura e quindi della fine della vita stessa. Infine Giove di transito congiunto al MC rispecchia una morte che le diede notorietà.

 

Nel tema della Rivoluzione Solare del suo ultimo anno di vita troviamo l’Ascendente nella sesta casa natale. La Luna era congiunta alla Luna Nera natale, pertanto l’immagine veniva oscurata e la quadratura con Marte e Plutone ci riporta alla morte misteriosa. Sul MC di rivoluzione c’era lo stellium, differente però da quello di nascita: in questo caso abbiamo il Sole, Mercurio, Venere, Marte, che è il conduttore dello stellium e simboleggia gli incidenti, e Plutone tra Cancro e Leone, nella IV casa natale, che secondo l’astrologia esoterica corrisponde alla casa della fine della vita. Saturno di rivoluzione era nella dodicesima casa natale, opposto a Nettuno, per cui viene rispecchiato il pericolo legato al mare. L’incidente improvviso ed inaspettato può essere ravvisato nell’ottava casa di rivoluzione, in cui vi era Urano, che poggiava sulla I casa natale. Appare quindi evidente come sia i transiti, sia la rivoluzione, riconducano alla morte repentina e misteriosa. Inoltre, la presenza di un Nettuno in quel momento molto forte, è legata alla fine che trovò in mare.

 

Viene infine presa in esame la sua Luna nuova prenatale, che, com’è noto, indica una sorta di prova d’ingresso nella vita, nonché il cammino che l’anima si appresta a compiere. Si verificò il 30 Giugno alle ore 2.55, pertanto la Luna ed il Sole, simboleggianti la famiglia, erano in Cancro in sesta casa, il che mostra la preoccupazione dei genitori dovuta alla loro separazione e al precedente aborto che la madre di Amelia subì. E’ da notare in particolar modo il quadrato a “T” che presenta Marte all’apice e Venere e la Luna Nera congiunte in opposizione ad Urano e Saturno: questa configurazione conferisce un alto grado di motivazione ed abilità nel raggiungere gli scopi prefissati. Molto interessante è l’importanza di Marte, che era molto in tensione ed è come se mostrasse che ancor prima della nascita c’era già un cammino impostato e poiché, essendo in Leone, si proiettava sul segno opposto, l’Acquario, indicava già in nuce il suo bisogno di volare. Il quadrato a “T” è in segni fissi, per cui ancora più marcate risultano la forza, la volontà e la determinazione che poi mostrò durante tutta la vita. Anche qui il modello planetario è a ventaglio, il cui manico è sempre rappresentato dalla congiunzione tra Urano e Saturno, quindi il desiderio di proiettarsi all’esterno era già forte nell’anima non ancora nata. Amelia Earhart era in sintesi una predestinata: diverrà un mito e sarà ricordata anche per le sue rivendicazioni a favore delle donne. Ancora oggi è considerata un’eroina americana, uno dei più capaci aviatori del mondo ed un esempio di coraggio e di spirito d’avventura tutto al femminile.
La conferenza termina con una delle citazioni fatte in occasione del suo volo sull’Atlantico: “Dopo mezzanotte la luna tramontò e io ero sola con le stelle. Spesso ho detto che il richiamo del volo è come quello della bellezza e io non ho bisogno di un’altra trasvolata per convincermi che la ragione del volo delle farfalle, che lo sappiano o no, è l’attrazione verso la bellezza del volare.”.


 

 

 
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