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STUDIO SULLE ANGOSCIE GENERATE DALLA CLAUSTROFOBIA E AGORAFOBIA
relazione di Lidia Pepino
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La claustrofobia è la paura morbosa dei luoghi chiusi, è la paura irrazionale che "manchi l'aria" anche se i luoghi sono spaziosi ma si trovano o sottoterra o privi di finestre. La sicurezza di poter aprire una porta fa sì che il claustrofobo può restare in un luogo chiuso ma con la mano sopra la maniglia della porta, come può restare in una automobile completamente chiusa perché sa di poter, in ogni momento, aprire un finestrino o una portiera, ma se deve salire nella parte posteriore dell'auto e la stessa è priva di porte posteriori e di finestrini apribili, si ricreerà il problema, infatti non potrà arrivare alla "presa d'aria". Ancora un esempio: quando l'automobile entra in una galleria, specialmente se lunga e buia, il guidatore claustrofobo o diverrà muto e con gli occhi fissi a cercare la fine del budello, oppure si metterà a parlare velocissimo per non pensare che è in un luogo chiuso. Ma il suo occhio sarà sempre fisso a cercare la fine del budello e la sua mano starà nervosamente cercando di slacciare il primo bottone della camicia. L'agorafobia è inversamente il timore morboso delle strade, delle piazze e degli spazi aperti. Ma, al di là dell'apparente diversità troviamo molte analogie: anche qui abbiamo il senso del ridursi dello spazio vitale quando si è all'aperto, la necessità di avere una via di fuga dalla piazza, il sentirsi "mancare il fiato" quando si è all'aperto. In entrambi i casi si tratta di "fobie", cioè di paure incontrollate e incontrollabili, destate da un pericolo che la ragione riconosce come non reale. Ciononostante di fronte alla fobia ragione e volontà non hanno alcun potere. Ho esaminato molti grafici in maggioranza di persone affette da claustrofobia, aspettandomi di trovare in prevalenza temi a sfondo Cancro o Pesci, con grossi coinvolgimenti lunari e grande tendenza all'irrazionalità e alla labilità. Mo sono invece ritrovata di fronte a temi a tessuto saturnino con Sole o Ascendente in Capricorno o Bilancia, e Saturno molto spesso domiciliato, spesso anche la Luna è in Capricorno, sembra quasi che non sia la mancanza di rigore logico a far sorgere questo timore fobico, ma che all'opposto una logica implacabile spinga e sostenga i luminari di questi grafici. Noto infatti un'interessante dinamica di esili e cadute Sole o Ascendente in Bilancia, la Luna in Capricorno o in Vergine, soprattutto nei temi femminili. In quelli maschili la Luna sembra preferire lo Scorpione, altra posizione comunque non di certo "lunare". E altra posizione, vedremo, anche altrimenti sottolineata. Continuando nello studio di questi grafici troviamo una impressionante presenza di questa situazione: il segno del Leone o la Casa quinta sono molto stimolati e sono in quadratura con lo Scorpione o la Casa ottava. Qui i significati si affollano: quadratura tra la casa della vita e quella della morte, nonché quadratura tra i gradi di esaltazione di Y e i gradi di esaltazione di Mercurio, quadratura significativa per chi ha dei problemi di "respiro", di "aria" nel momento in cui si trova in uno spazio limitato (ovvero alienato dal suo spazio vitale). Aggiungo a tutto questo le lesioni riscontrate nel Toro, soprattutto nei gradi di Giove, unitamente a un giove esso stesso leso. Toro-Scorpione: di nuovo una dinamica di opposti ricca di significato in questo contesto. Oltre ai problemi originati dallo spazio (territorio-Toro-casa seconda) è da notare che il buio è un altro problema per il claustrofobo, il quale trovandosi nel buio non riesce, guarda, caso a respirare. Per lui il buio richiama l'essenza plutonica dello Scorpione, lo fa sentire sottoterra. Per lui il buio non è qualcosa di impalpabile, ma è come una parete che lo stringe. E nel buio profondo il claustrofobo è portato a muovere le braccia in tondo, per cercare spazio e quindi aria. Terrore del claustrofobo è anche l'essere seppellito vivo: svegliarsi sottoterra e non poter respirare. La paura del soffocamento lo angoscia non solo per quel che riguarda le tematiche scorpioniche, ma anche per ciò che attiene alla simbologia del Toro: non sopporta i colletti alti, quelli rigidi, le collane girocollo. Anzi si tocca continuamente la base del collo, quasi ad accertarsi di averla libera. A tematiche Toro-Scorpione è pure da riportarsi la motivazione con cui queste persone rifiutano, e di poter guarire e soprattutto di farsi curare da psicanalisti, psicologi o neurologi. La frase di rito suona all'incirca così: "le mie cose segrete, anche se non le conosco, non le avranno mai". Questa dinamica Toro-Scorpione (con aggiunta di quadrature al Leone e alla quinta) fa pensare - come infatti è sostenuto dalla psicanalisi - che si tratti di problemi sessuali. Ma dire ciò, vuol dire rimanere nel generico, mentre qui il problema è fortemente presente e contorto assai, ho voluto approfondire ed ecco la scoperta: i soggetti interrogati, hanno ovviamente a tutta prima negato - e con veemenza - l'esistenza del problema sesso, e anzi molti mi hanno portato esempi di notevole "attività" nel campo. Poi andando avanti saltava sempre fuori una specie di dissociazione tra l'atto sessuale e l'innamoramento: quasi che facendo le più incredibili acrobazie, queste persone non riescano mai ad andare a letto con l'amato, o non riescano ad amare la persona con cui vanno a letto. E qui ritorna in mente la grossa tematica saturnina e capricornina: sembra quasi che queste persone abbiano paura che l'affettività possa ledere o la loro autonomia o il loro prestigio. Restare chiusi negli amori platonici, o comunque riuscire sempre ad evitare il rapporto con l'amato o amata rappresenta forse per loro una garanzia a difesa dell'autonomia del loro Io, così come il territorio attorno a loro deve essere sempre aperto, e presentare quindi una via di fuga. E non si dice forse che "chi si innamora" si mette un cappio al collo? A conferma di questo troviamo spesso in rapporto due pianeti signori del Capricorno, Urano e Marte, e il fatto che questo rapporto sia in prevalenza conflittuale (quadratura, opposizione, congiunzione) ci fa intravedere come le persone in questione possano sentire tale loro autonomia minata, e come uno dei punti di conflitto sia dato da Marte, che si riallaccia nuovamente allo Scorpione. L'esilio della Luna in se, minando la capacità di abbandono, completa il tutto. Anche per la caduta lunare in Vergine vale lo stesso discorso e non ci stupisce di ritrovare anche qui Urano e anche, si noti bene, rapporti conflittuali di Urano con Mercurio: lacerazione tra due pianeti signori della Vergine mentre uno dei punti di conflitto, Mercurio, ci riallaccia nuovamente allo Scorpione. Qui più del confronto con l'altro, oltre a paure nell'abbandonarsi col corpo (non si sa mai, può sempre mancare il respiro o si può morire), troviamo la paura degli altri, come moltitudine anonima che ti può schiacciare. Sottolineo come molte persone, fortemente claustrofobe, vivano la fine del rapporto sessuale con la paura di morirne, ed è forse qui che c'è la spiegazione della dissociazione sesso-sentimenti che esse fanno: il sommarli nella stessa persona sarebbe troppo, sarebbe la morte. Sottolineo inoltre come le lacerazioni di base siano le stesse, tanto che la claustrofobia risalga ai primi vivissimi ricordi d'infanzia al riguardo, quanto che sia un problema insorto in seguito a gravi problemi nella vita. L'unica differenza riscontrata è nella maggiore lesione di Plutone quando il problema è per così dire "di nascita", e nella più rilevante lesione di Nettuno quando il problema è insorto in seguito. Per terminare, a riconferma di come un certo rigore logico, che si pone spietatamente a difesa dell'autonomia dell'Io, faccia parte del problema, vorrei citare una "illogica" soluzione di un problema di agorafobia. L'esempio è tratto da " Change " di Paul Watzlawck ed. Astrolabio, pag. 91: Si tratta di un uomo di mezza età, scapolo, che viveva piuttosto isolato perché era afflitto da una forma di agorafobia, il territorio libero dall'angoscia si andava progressivamente restringendo. Alla fine giunse al punto non solo di non poter più andare a lavorare, ma anche di non poter più recarsi nei negozi vicino casa a comprare il cibo e altri prodotti di prima necessità. Disperato, decise di suicidarsi. Salì in macchina diretto verso la cima di un monte, distante circa 80 Km. dalla sua abitazione, convinto che dopo aver guidato attraverso alcuni abitati l'angoscia o un attacco cardiaco lo avrebbero senz'altro fatto passare a miglior vita. Il lettore può indovinare come la storia finì: non solo arrivò sano e salvo a destinazione, ma per la prima volta dopo molti anni non sentì l'oppressione dell'angoscia. Si può ben capire come l'esperienza che aveva vissuto fu per quest'uomo così affascinante da indurlo a cercare di divulgarla perché ne potesse beneficiare gente afflitta da problemi analoghi a quello che l'aveva fatto penare tanto, trovò infine uno psichiatra che si interessava ai fenomeni di guarigione spontanea e che quindi lo prese sul serio. Lo psichiatra restò in contatto con lui per oltre cinque anni e fu perciò in grado di accertare che non solo il soggetto non aveva avuto alcuna ricaduta, ma anzi aveva potuto aiutare numerosi fobici afflitti da problemi del genere. Mi manca purtroppo il grafico di questo signore: ma che dire della sua decisione di suicidarsi, andando in macchina - noto oggetto marziano -, diretto verso la cima di un monte (Vergine), pensando di essere stroncato da un attacco cardiaco (Sole - Y)? |
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